Nov 24, 2014 Eventi e Iniziative, Notizie, Progetti

Una scuola d’artista per uno studio da geni rinascimentali. L’ambiente influenza l’uomo e così la scuola Buonarroti. Messo da parte per un attimo il software cioè gli effervescenti docenti dalle molteplici iniziative quali le Olimpiadi di scienze, i giochi della chimica, la scuola per il pilotaggio dei droni, la fotogrammetria in quota, il debating, il Made in Italy, la settimana di vela al Tecnico-Sportivo. Parliamo invece dell’ hardware, cioè del bellissimo chiostro grande edificato da Giuliano da Maiano (sotto Fiesole) nel lontano 1482, ancora vivente Il Magnifico, uguale a quello di San Lorenzo a Firenze del maestro Brunelleschi, una delle poche cose rinascimentali della città assieme alle più note Logge del Vasari in Piazza Grande, al cortile del Palazzo del Comune, al falso ma bel palazzo delle Poste e Telegrafi in via Guido Monaco. Si trova all’interno del Buonarroti, molti Aretini non lo hanno mai visto, invece i turisti stranieri entrano quasi ogni giorno a fotografarlo.
Una scuola che non ha bisogno di presentazioni il Buonarroti, una tradizione lunga ben 91 anni (nacque dalla Riforma Gentile del 1923), un corpo docente impegnato in iniziative al passo coi tempi. L’edificio storico bello e funzionale che ospita la scuola, puro stile rinascimentale pensato per una vasta comunità monastica, cogli ampi corridoi loggiati apprezzatissimi durante gli intervalli, con la abbondante luce che entra dal vasto cortile quadrato, è dei tempi in cui il Datini inventava la cambiale e Tarlati e Medici le banche che tanto dovevano destare invidia nell’imperatore germanico che scendeva armato nello Stivale per imporre nuove tasse. E che dire della biblioteca nell’antico refettorio da cui proviene la gigantesca “ Cena delle nozze di Assuero e di Ester“, opera del Vasari (1548), oggi al museo d’arte medievale e moderna, copia del quale campeggia in Aula Magna alle spalle dei relatori?
Mario, il custode storico dell’istituto, lotta quotidianamente contro i turisti stranieri che possono entrare e scattare foto ma poi vorrebbero curiosare anche all’interno delle aule. Molti studenti invece non sanno che la loro scuola era un convento benedettino (quelli dell’”ora et labora”, cioè prega e fatica, che inventarono l’orologio per pregare ogni 4 ore). Apprezzano invece gli alti soffitti dalle eleganti volte a crociera e le ampie finestre dal disegno antico, sia esterne che interne, che prendono luce dal vasto cortile, con gli ampi corridoi coperti a capriate che permettono di godere in tanti dell’aria aperta e del sole senza essere esposti agli agenti atmosferici in modo diretto. E che dire del Chiostro piccolo, chiuso in alto dalle vetrate sin dai tempi in cui ospitava l’ufficio postale centrale di Arezzo, anno 1832, c’era ancora il Granduca Leopoldo II ad inaugurare il servizio modernissimo di lettere e telegrafo che rimarrà qui sino al 1929; tanto che ancora pochi anni or sono, Piazza della Badia era meglio nota come Piazza delle Poste Vecchie.
Piccolo per modo di dire, il chiostro colonnato accoglie un tavolone su cui i ritardatari preparano l’ultimo ripasso prima di entrare in classe ed alloggia le frequentatissime macchinette con generi di ristoro. Su di esso si aprono la segreteria, la vicepresidenza, la scuola di Italiano per stranieri del Comune a cui si accede attraverso un tortuoso corridoio più medievale che moderno. L’ingresso è sormontato da una leggiadra loggia che ospita alla sommità nientemeno che una lunetta ornata dalla ceramica invetriata colorata di Andrea Della Robbia, rappresentante la Madonna col Bambino fra le sante Flora e Lucilla.
Studiare il Made in Italy in un contesto simile è una delizia, oggi che si parla di promozione integrata del territorio col prodotto. Come il vino Chianti che si genera dal Rinascimento toscano, così con quale grazia stileranno i loro bilanci i futuri ragionieri cresciuti all’ombra della proporzione aurea del colonnato e del bilanciato incedere di archi e balaustre?
Il professor Luca Tognaccini, tecnicamente fermo agli anni Ottanta del Novecento, pensa già ad un video da girare all’interno della scuola con l’aiuto tecnologico degli studenti che presenteranno tutte le ricchezze nascoste del secolare plesso scolastico già monastico, in quattro lingue comunitarie oltre all’italiano.
Riusciranno gli studenti del Buonarroti, sulle orme degli amanuensi che li hanno preceduti nelle stesse stanze, a diffondere la loro storia in tutte le lingue del mondo?